U sfinciuni PDF Stampa E-mail

Anticamente, a Palermo, l'ambulante con il suo carrettino declamava lo sfincione con "Va tastalu! Scarsu r'ogghiu e chinu i pruvulazzu" (Assaggialo! Scarso d’olio e pieno di polvere della strada); oggi invece con l'evoluzione dei tempi il carrettino è diventato la "lapa" (la moto Ape Piaggio) e ha cambiato "l'abbanniata" (il grido di venditore) in: "Chi ciavuru! Tu u coluri c’ha taliari! Chisti sunnu cosi ra bella vieru!" (Che odore! Tu, il colore devi guardare, sono cose veramente belle!).

Piatto tipico del palermitano, lo sfincione è l'equivalente siciliano della pizza napoletana. Nasce fra la povera gente che per variare la solita pietanza, rappresentata da "pani schittu" (pane senza alcun condimento), nella ricorrenza festiva presentava in tavola un piatto adatto a quel momento. L'origine è probabilmente saracena mentre il nome di "sfincione" è prettamente siculo. Infatti, in quel di Palermo, quando si vuol definire qualcosa di molto morbido c'è un modo di dire che lo definisce alquanto bene: "è muodda comu 'na sfincia" (è morbida come una "sfincia" – che è un altro prodotto della cucina siciliana).


Seguendo i sapienti consigli di Margherita prepareremo degli ottimi sfincioni palermitani, che avremo il piacere di mangiare - appena sfornati - nel giro di un paio di ore. Preparate le parannanze: chi non lavora non assaggia!

 

Appuntamento

Ci vediamo domenica 10 luglio, ore 17.00, nella sala rustica di "Casa Roma 70" (via Learco Guerra 55). 
La capienza della sala è limitata a 8 persone.

 

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