Sorgenti di Capo Fiume PDF Stampa E-mail

Introduzione

A un centinaio di chilometri da Roma ci si può immergere in un paesaggio del tutto inaspettato, molto più vicino alla foresta dell'Amazzonia che non alla pineta di Ostia, e camminare lungo un sentiero dominato da una vegetazione fittissima e un'incessante scrosciare di acqua.
A Capo Fiume si trovano, infatti, le sorgenti più ricche di acqua dei Monti Ernici.
L'itinerario che seguiremo è quello scavato dal percorso del torrente, di cui risaliremo la corrente, fino a giungere ad un pianoro erboso dove potremo sostare e rifocillarci.

Il sentiero è piuttosto impegnativo e richiede di effettuare numerosi guadi. In alcuni tratti l'acqua può arrivare fin quasi alle ginocchia, quindi è necessario avere delle scarpe da ginnastica con una suola in gomma abbastanza spessa: non vanno bene le Superga, perchè scivolano, nè gli scarponcini da montagna, perchè trattengono l'acqua.
Sono inoltre necessari dei bastoni, per aiutarsi a mantenere l'equilibrio durante i guadi, e sono vivamente consigliati un paio di scarpe e di calzini di ricambio.

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La partecipazione all'evento, gratuita, è riservata agli associati. Ai fini organizzativi chiediamo ai partecipanti di inviare una mail di conferma entro il 30 giugno.

 

Appuntamento

Ci vediamo sabato 2 luglio al parcheggio della Metro di La Rustica (uscita 15 del GRA) alle ore 8:45 e si partirà non oltre le 9:00. Il rientro è previsto per le 17:00.

 

Indicazioni stradali per chi viene da fuori Roma

Dall'autostrada Roma - Napoli, si esce a Frosinone. Seguendo poi le indicazioni per le Grotte di Collepardo, una volta entrati in paese (Collepardo, per l’appunto) si seguono le indicazioni per la Certosa di Trisulti. Giunti allo svincolo per la Certosa, si prosegue ancora dritto per qualche chilometro, in direzione dell'Abbazia di Trisulti (lungo via di Trisulti) finchè, giunti nel fondovalle, in corrispondenza di una stretta curva verso destra, la strada scavalca il torrente Fiume con un modesto ponte in cemento. Sul lato sinistro è posto un cancelletto e una scaletta metallica: da qui parte il sentiero.

 

Il Ruscello
(A. S. Novaro)
C'era una volta un giovane ruscello
color di perla, che alla vecchia valle
tra molli giunchi e pratoline gialle,
correva snello;
e c'era un bimbo che gli tendea le mani
dicendo: "A che tutto cotesto foco?
Posa un po' qui: si gioca un caro gioco
se tu rimani.
Se tu rimani, o movi adagio i passi,
un lago nasce e nell'argento fresco
della bell'acqua io, con le mani, pesco
gemme di sassi.
Fermati dunque, non fuggir così!
L'uccello che cinguetta ora sul ramo
ancor cinguetterà, se noi giochiamo
taciti qui".
Rise il ruscello e tremolò commosso
al cenno delle amiche mani tese;
e con un tono di voce cortese
disse: "Non posso!
Vorrei: non posso! il cuor mi vola: ho fretta.
A mezzo il piano, a leghe di cammino,
la sollecita ruota del mulino
c'è che mi aspetta;
e c'è la vispa e provvida massaia
che risciacquar la nuova tela deve
e sciorinarla sì che al sole neve
candida paia;
e v'è il gregge, che a sera porge il muso
avido a bere di quest'onda chiara,
e gode s'io lo sazio, poi ripara
contento al chiuso.
Lasciami dunque" terminò il ruscello
"correre dove il mio dover mi vuole".
E giù pel piano, luccicando al sole,
disparve snello. 
 
 
Il capocordata apre la via
 

 

 

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